"Amo la radio" Maurizio Costanzo confessa la sua mai sopita passione

sabato 15 settembre 2007


"La radio è bella": lo hanno affermato, nel pomeriggio di sabato 15 settembre, a Saint-Vincent, in Valle d'Aosta, i maggiori esperti del settore, nel workshop organizzato in occasione della prima edizione del "Premio Saint-Vincent per la Radio", le cosiddette "RadioGrolle": «amo la radio perché è la prima cosa che ho iniziato a fare - racconta Maurizio Costanzo, direttore del Premio - è uno strumento intimo, come dice Marshall Macluhan (il "guru" della comunicazione globale, n.d.r.) la radio è la madre della televisione, che a sua volta è figlia della parola e non delle immagini e dà l'impressione, a chi ascolta che sta parlando proprio con lui. In passato mi dicevano, che la radio è "sorella cieca" della televisione ma invece continua ad avere successo per la sua discrezione e per il fatto di non essere ipnotica. Per l'85 per cento degli italiani è la "compagna di vita" e qui, in Valle d'Aosta, ed in Friuli si verificano le percentuali più alte d'ascolto di tutt'Italia».

«La radio è importante come la fiction - continua Costanzo - è un grande supporto di comunicazione. Mi piace pensare che da questo momento in poi, anche grazie a questo premio, vengono sempre più valorizzate le trasmissioni radiofoniche».

Sul ruolo del conduttore radiofonico si sono confrontati Anna Pettinelli, storica voce della radio, attualmente a Rtl 102.5 e Gerry Scotti, popolare conduttore televisivo che, nel momento di suo maggior successo è voluto tornare alla radio, da dove aveva iniziato la sua carriera, diventando direttore e presidente di Radio 101: «trent'anni fa quando ho iniziato - ricorda la Pettinelli - non avevo la più pallida idea di come si lavorasse. Oggi mi sono resa conto che è diventata una vera e propria professione: non faccio parte delle persone nostalgiche ma trovo che la radio abbia creato un mondo di creazione continua. E' evidente che oggi è molto più difficile di trent'anni fa, quando eravamo tutti improvvisati, adesso è come fare l'astronauta, anche perché stanno scomparendo le piccole radio che facevano da palestra».

«La mia esperienza a Radio 101 è una bella favola italiana - racconta Gerry Scotti - avevo cominciato lì tanti anni fa, venendo da una piccola radio ai margini della Milano industriale. Un po' come se, da calciatore giocassi con la Pro Sesto ed un giorno mi chiamano dall'Inter. A 101 stavano cercando un conduttore che aprisse la radio alle sei del mattino. Dopo gli inizi ci si abitua ed oggi, non in veste di presidente, non sarei quello che sono diventato se non avessi avuto la radio nel mio dna».

«Questo è la dimostrazione che la radio è quello che è l'avanspettacolo per la rivista» ha chiosato Maurizio Costanzo.

 


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